Marco Erba si racconta – Alcune ragazze intervistano lo scrittore al termine dei laboratori

Condividi

Marco Erba si racconta – A cura di: Elisa Tagliabue, Cecilia Demaldè, Beatrice Galtarossa, Martina Lucadello
tratto da “La Squilla” Marzo 2025

Cosa l’ha spinta a fare questo corso di scrittura creativa? 
Io sono convinto che tutti noi, esseri umani viventi, possiamo essere affascinati dalle storie.
Abbiamo almeno una storia da raccontare, perché la nostra vita è una storia, se ci pensate.Se vi
chiedessi di raccontare la vostra vita, mi raccontereste una storia fatta di incontri, di episodi, di cose
brutte, di cose belle e di speranze che dal passato vi portano verso il futuro. Quindi un corso di
scrittura creativa non è una cosa che ti cambia la vita o che ti fa diventare uno scrittore famoso, ma
ti fa capire che con le parole puoi raccontare qualcosa di te, di importante. Inoltre, mi piace l’idea
che un corso di scrittura creativa possa essere un’occasione per qualcuno di conoscere un po’ meglio
se stesso. Infatti le cose che ho letto, scritte dai ragazzi, sono molto belle, molto intense, sono pezzi
di vita che dicono un pochino di ognuno di loro. Ecco, quello che mi ha spinto, l’idea che scrivendo
possiamo conoscere noi stessi e quindi questo corso può essere un’occasione per farlo.
Qual è secondo lei il metodo più efficace per insegnare ai ragazzi?
Io sono dell’idea che se tu ascolti uno che ti dice in teoria come fare le cose, questa cosa può
arricchirti. Ma se tu provi direttamente, impari a farlo. Un esempio che posso fare anche da prof. è
che mi sono reso conto che se spiego un argomento e chiedo alle ragazze e ai ragazzi di studiarlo, ci
sono quelli che studiano di più, quelli che studiano di meno, ma molti lo imparano. Se invece io
chiedo alle ragazze ed ai ragazzi di esporre loro un argomento preparandolo e presentandolo ai
compagni quell’argomento se lo ricordano per molto più tempo. Lo stesso vale per la scrittura
ovvero tu racconti un pezzo di vita me la fai leggere, io ti faccio un commento e tu ti metti in gioco.
Quindi provare, provare, provare. Sbagliare e poi provare ancora a migliorarsi.
Qual è la cosa che le piace di più del suo lavoro di professore? 
Senza alcun dubbio è l’incontro con le persone, con le ragazze e i ragazzi che incontro a scuola e
che magari poi dopo la quinta superiore diventano tuoi amici. Oppure un’altra cosa bellissima è
vedere delle persone che tu hai accompagnato, anche solo per un piccolo periodo della loro vita
diventare grandi, trovare la loro strada e rivederli anni dopo e scoprire che hanno fatto delle cose
molto belle, che hanno trovato il loro posto nel mondo
Come coordina la vita da scrittore e da professore?
A dire il vero per me è un po’ la stessa cosa. Perché io insegno italiano perciò il mio lavoro è
raccontare e leggere storie in classe che un po’ quello che facciamo anche con il corso di scrittura
creativa. Nel caso della scrittura per incastrarla, molto semplicemente mi alzo prestissimo la mattina
e scrivo nelle prime ore dell’alba, dalle 05:30 alle 07:30, che è il momento in cui i pensieri sono
lucidi, in cui non ci sono interferenze sulle altre cose della giornata.
Ma da dove prende ispirazione per scrivere?
Beh è semplice come quasi tutti gli scrittori prendo ispirazione dalla vita, dalle cose che succedono
ogni giorno. Quindi la risposta è: ci sono pezzi di realtà, incontri, persone che ti colpiscono, ti
emozionano e ti lasciano un segno e da lì nasce una storia. L’ispirazione parte sempre dagli incontri
che fai e dai posti che vedi. 
Per quale motivo ha deciso di diventare uno scrittore?
Ho deciso di diventare uno scrittore perché quando ero piccolo mio papà tutte le sere mi leggeva
una storia e mio nonno era uno che pur non avendo potuto studiare, (non ha fatto le medie perché
non erano obbligatorie e a 11 anni lavorava nei campi) mi raccontava un sacco di storie e anche
grazie al mio professore di italiano delle medie che, anche se ero uno studente molto indisciplinato,
agitato e disturbavo spesso, si fidava di me, mi faceva leggere delle poesie stupende di Giovanni
Pascoli, Giacomo Leopardi, leggeva l’Iliade e l’Odissea e quindi ho sempre sentito il fascino delle
parole che possono cambiare. Dei racconti possono cambiare la vita, aiutare a conoscersi meglio,
darsi forza e coraggio ed è il motivo per cui scrivo.
C’è mai stato qualcuno che l’ha incoraggiata a scrivere?
Ci sono state tante persone che mi hanno incoraggiato a scrivere, se devo citarvi la prima che mi
passa per la mente è una mia collega che quando ho scritto il mio primo romanzo, prima di
pubblicarlo gliel’ho inviato via mail. Lei mi ha scritto all’una di notte, aveva letto tutto il libro in un

pomeriggio, le era piaciuto tantissimo e mi ricordo che ha detto che non riusciva a smettere di
leggerlo. Poi mi ha fatto anche delle critiche su cose che non le erano piaciute, ma in quel momento
lì, in cui non sapevo se fare lo scrittore oppure no, questo commento di questa collega mi ha dato
una grande carica. Poi ovviamente tutti i lettori a cui piace anche solo un po’ quello che hai scritto e
ti danno una grande carica per andare avanti.
 Scrivere per lei cos’è? Cosa le trasmette?
Mi aiuta ad evadere dalla realtà. Conoscere meglio il mondo in cui vivi, passando attraverso delle
storie. Quando scrivo, è come se entrassi in una dimensione parallela,  è come quando leggi un libro
che ti rapisce talmente tanto che magari scendi alla fermata sbagliata dell’autobus. La lettura è un
viaggio mentale che ti porta in un mondo fantastico che non ha limiti e ti porta via dal qui ed ora.
Scrivere è l’esperienza di viaggiare insieme ai tuoi personaggi vivendo con loro la tua avventura. 
Quale messaggio vuole trasmettere ai ragazzi di oggi?
I messaggi devono trovarli i miei lettori, uno che legge un mio libro ha il diritto di leggerci quello
che vuole e di trovare i messaggi che vuole, perché la sua vita è unica e irripetibile come la mia. E
quindi una persona troverà dei messaggi, un’altra persona altri. Quindi penso che uno scrittore che
scrive un romanzo non debba partire da quale messaggio vuole trasmettere, ma solo da una bella
storia da raccontare. Comunque io ho una mia visione della vita e spero che dai miei libri passi il
messaggio che la vita a volte è dolorosa, a volte è un disastro però è bella e ricca di significato e
degna di essere vissuta. Quindi le persone sono un dono, la vita è un dono, la cosa più importante è
che ci sia sempre una speranza che è sempre più forte della paura e delle cose che non vanno. Un
altro messaggio che mi piacerebbe trasmettere  a chi  legge i miei romanzi e che si portasse a casa
è:il mondo ha bisogno di me. Io posso fare qualcosa per il mondo, invece che lamentarmi posso
lasciare un bel segno sul mondo.